Sauver Le Darfour dans le monde

La pace in Darfur

Journal Internazionale , 11 Mai 2006

L'accordo raggiunto il 5 maggio ad Abuja, in Nigeria, tra il governo sudanese e il principale gruppo ribelle del Darfur è fragile e rischia di essere compromesso dagli scontri in atto nel vicino Ciad.

Ma secondo la stampa statunitense si tratta comunque di un primo passo verso la pace, che adesso deve essere salvaguardata dalle Nazioni Unite.

Per il Philadelphia Inquirer, "pur alimentando insieme speranza e scetticismo, l'accordo potrebbe segnare l'inizio della fine del primo genocidio del nuovo millennio. Il problema più grande riguarda il presidente sudanese Omar el Bashir, che ha alimentato la guerra civile anche in Uganda e, secondo alcuni, in Ciad. Adesso sembra disposto ad accettare l'intervento dell'Onu solo perché alla questione si è interessato il presidente George W. Bush: il ruolo di quest'ultimo, quindi, può essere decisivo".

"L'accordo – osserva il New York Times – avrà valore solo se le Nazioni Unite potranno promuovere una missione di pace, perché l'Unione africana non è in grado di mantenere l'ordine nel paese".

Anche per il Miami Herald il patto tra governo e ribelli "dà qualche speranza ma è comunque piuttosto debole, come dimostra l'omicidio di un interprete dell'Unione africana lunedì scorso. Lo stesso giorno in cui Bush ha chiesto al congresso di stanziare 225 milioni di dollari per combattere la fame nel Darfur".

Il motivo di tanta generosità? Secondo il Los Angeles Times, "da quando il Sudan ha cominciato a collaborare nella lotta al terrorismo, anche se è responsabile di crimini mostruosi i suoi legami con l'amministrazione Bush, e soprattutto con la Cia, si sono intensificati. Non a caso gli Stati Uniti si sono astenuti al momento di votare in favore di sanzioni internazionali contro il governo di Khartoum".

Prudente sulle prospettive di pace anche buona parte della stampa europea. "È troppo presto – commenta Le Monde – per capire se la pace durerà. L'accordo è stato firmato soltanto da uno dei gruppi ribelli. Si tratta di un successo relativo, che comunque testimonia finalmente l'interesse degli Stati Uniti. La comunità internazionale deve soprattutto evitare di considerare la vicenda conclusa".

Per il Financial Times "non c'è troppo da fidarsi del governo di Khartoum, visto il mancato rispetto dell'accordo firmato con i ribelli del sud l'anno scorso. Devono intervenire direttamente l'Onu e la Nato, perché le conseguenze potrebbero riguardare tutto il continente".

Più duro, infine, il commento del columnist dell'Independent Johann Hari: "Sembra che il genocidio stia per essere fermato, ma non è così. Perché mai le potenziali future vittime dovrebbero fidarsi del governo sudanese e del presidente el Bashir? Il presidente Bush è intervenuto in prima persona, ma solo perché ha paura che il conflitto si estenda al Ciad, minacciando le sue preziose risorse petrolifere. Il segno più evidente del baratro in cui siamo precipitati è il fatto che a occuparsi della questione siano ormai le celebrità di Hollywood. È possibile che spetti a George Clooney, il quale è intervenuto di recente sulla vicenda, risolvere il conflitto in Darfur?".-