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Darfur, accordo all'Onu un processo all'Aja

Republica, 02 Avril 2005

Con 11 voti favorevoli e quattro astensioni il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato giovedì in tarda serata una risoluzione che autorizza il deferimento degli imputati di crimini di guerra nel Darfur alla Corte penale internazionale dell'Aja.

Dopo settimane di accese discussioni - e dopo che una inchiesta delle Nazioni Unite aveva stabilito che nella regione sudanese del Darfur c'erano state "serie violazioni della legge internazionale sui diritti umani" - la proposta, presentata dalla Francia, è stata approvata con gli undici sì di Francia, Gran Bretagna, Russia, Danimarca, Argentina, Benin, Tanzania, Romania, Grecia, Filippine e Giappone e con l'astensione di Stati Uniti, Cina, Brasile e Algeria. Gli Stati Uniti che avevano ripetutamente minacciato di porre il veto alla proposta di Parigi hanno alla fine accettato di astenersi in cambio della garanzia che nessun cittadino americano (militare o civile) venga processato.

La risoluzione precisa che "il governo del Sudan e tutte le altre parti in conflitto nel Darfur debbano cooperare e dare ogni necessaria assistenza alla Corte e al Procuratore della Corte penale internazionale; allo stesso tempo riconoscendo che gli Stati che non hanno firmato lo Statuto di Roma non hanno l'obbligazioni a rispettarlo chiede con urgenza a tutti gli Stati e a tutte le organizzazioni internazionali di cooperare appieno".

Quello raggiunto alle Nazioni Unite è un compromesso di portata storica che alla fine accontenta tutti (eccetto il governo del Sudan). Va bene alla Casa Bianca che si trovava di fronte al dilemma o di modificare la propria posizione sui tribunali internazionali o di porre il veto a una risoluzione per punire i responsabili di crimini in quella che gli stessi Stati Uniti hanno definito una situazione di "genocidio"; va bene all'Europa che si era fatta portabandiera (Francia e Gran Bretagna in testa) della consegna dei criminali di guerra sudanesi al tribunale dell'Aja.

Durissima la presa di posizione di Karthoum che ha "respinto" la risoluzione sostenendo che non permetterà che nessun cittadino sudanese venga processato fuori dal paese africano.

L'amministrazione americana ha espresso soddisfazione per il voto ma ha confermato la propria posizione (contraria al tribunale dell'Aja). Il facente funzioni di ambasciatore all'Onu, Anne Patterson, ha detto che gli Stati Uniti hanno deciso di "non opporsi alla risoluzione perché consci della necessità della comunità internazionale di lavorare insieme per porre fine al clima di impunità in Sudan" ma ha spiegato che Washington "non ha lasciato cadere e continua a mantenere le proprie obiezioni e le proprie critiche alla Corte internazionale penale". Il sottosegretario agli Affari politici del Dipartimento di Stato ha sottolineato le "garanzie senza precedenti" ottenute da Washington.

Il 24 marzo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva stabilito l'invio di 10.715 peacekeepers per monitorare gli accordi di pace nella regione meridionale del Sudan, dove ogni mese migliaia di persone stanno morendo per la fame, le malattie e la violenza.