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Darfur, Amnesty lancia l'allarme: «L'Onu non fa abbastanza»

L'unita, 07 Octobre 2006

Peggiora la situazione in Darfur: i combattimenti tra le truppe del Ciad e i ribelli sono ripresi in modo intensivo, la gente ha ripreso a fuggire dal Sudan alla ricerca di un luogo più sicuro ma le violenze aumentano di frequenza e di intensità e colpiscono proprio i profughi, ora presi tra due fuochi. A dirlo sono sia le Nazioni Unite sia Amnesty International. Quest´ultima in un nuovo rapporto pubblicato venerdì scorso sostiene che finora la Missione dell´Unione africana in Sudan (Amis) non è stata in grado di proteggere la popolazione civile, e sollecita ancora una volta il governo sudanese a consentire la presenza di una forza di pace dell´Onu col mandato di tutelare i civili del Darfur.

Dopo la firma dell´accordo di pace cinque mesi fa, il governo del Sudan ha recentemente lanciato la più imponente offensiva militare da oltre un anno nel Darfur settentrionale. Nella regione stanno avendo luogo bombardamenti su vasta scala. Questa offensiva è caratterizzata da gravi violazioni dei diritti umani, tra cui attacchi indiscriminati e sproporzionati e attacchi diretti contro i civili. Spesso, come nel caso dell´incursione su al-Hassan del 29 luglio, vengono presi di mira ospedali e scuole. Nel bombardamento di Kusa Kuma, a nordest di al-Fasher, avvenuto il 27 settembre, sono state uccise tre donne: Halima ´Issa Abaker e due sorelle, Maryam e Hawa Ishaq Omar.

Il rapporto di Amnesty International denuncia come in ampie zone del Darfur occidentale, i Janjawid (le milizie a cavallo filo-governative) abbiano ormai assunto il quasi completo controllo delle terre e le stiano occupando dopo averle rese disabitate a seguito delle massicce offensive del 2003 e del 2004. Gli sfollati vivono come prigionieri all´interno di campi, mentre all´esterno di questi le forze di sicurezza e i Janjawid continuano a rendersi responsabili di uccisioni, sequestri, espulsioni e stupri.

E il conflitto si sta allargando al Ciad orientale. Gli attacchi dei Janjawid contro la popolazione del Ciad, attraverso la frontiera del Darfur, iniziati alla fine del 2005, sono ancora in corso. Le comunità sotto attacco hanno stretto legami con i gruppi armati del Darfur che si oppongono al governo sudanese. Per porre fine alle aggressioni contro i civili e fermare l´ulteriore espansione del conflitto, è necessario interrompere gli attacchi oltreconfine.

Numerosi testimoni raggiunti da Amnesty International nel Ciad orientale hanno confermato che l´Amis non è stata in grado di proteggere in modo efficace i civili. La forza dell´Unione africana è rimasta inerme di fronte agli attacchi dell´esercito sudanese e dei Janjawid e non ha indagato sulle violazioni del cessate il fuoco, come pure avrebbe dovuto fare. Questo continuo fallimento, che va avanti da un anno, ha compromesso la reputazione dell´Amis agli occhi della popolazione del Darfur, che guarda ora all´Onu come alla forza che potrà darle quella protezione di cui ha disperatamente bisogno.

Amnesty International chiede al governo del Sudan di: consentire la presenza della forza di pace dell´Onu, prevista dalla Risoluzione 1706 del Consiglio di sicurezza; permettere all´Amis di continuare a operare nel Darfur fino a quando i peacekeeper dell´Onu non verranno dispiegati; porre fine a tutte le violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario nel corso dell´attuale offensiva militare.Amnesty International chiede ai gruppi armati riuniti nel Fronte nazionale di redenzione di prendere tutte le misure necessarie per non violare il diritto umanitario e per non spingersi nei luoghi in cui si trova la popolazione civile del Darfur.

Amnesty International rivolge un appello al Consiglio di sicurezza dell´Onu e all´Unione africana per: sviluppare una posizione comune per ottenere l´assenso del Sudan al dispiegamento della forza di pace dell´Onu; rafforzare l´Amis affinche´ sia in grado di svolgere il proprio mandato sulla protezione dei civili fino a quando una missione dell´Onu non abbia preso il suo posto.

Ma anche l´agenzia dei rifugiati dell´Onu Unhcr, che già assiste nell´area 213 mila profughi sudanesi in Ciad, denuncia la ripresa della fuoriuscita di centinaia di migliaia di sfollati dal Darfur. Matthew Conway, portavoce dell´Uhncr in Ciad dice che l´organizzazione umanitaria sta cercando di alloggiarli in Ciad perché il deteriorarsi della situazione in Darfur non dà alcuna garanzia di sicurezza neppure nella aree di confine in Sudan. Il Sudan non ha dato licenza al dispiegamento di una forza di interposizione sotto le insegne dell´Onu. Ma le truppe del governo del Ciad hanno anche recentemente ripreso gli scontri con i ribelli che hanno cercato di riovesciare il presidente Idriss Deby. «I profughi rischiano ora di essere presi tra due fuochi», è l´allarme di Conway. L´Unhcr all´inizio di questa settimana ha iniziato il trasferimento oltreconfine di un primo gruppo di 284 profughi in un campo attrezzato e sicuro. E conta di fare altrettanto con altri 921 persone che non intendono però lasciare le loro terre se non dopo il raccolto di novembre.

L´Unhcr ha recentemente sottoscritto un accordo con il governo del Ciad per la realizzazione di 12 nuovi campi per rifugiati nella regione più a est del paese. Questi campi sono sorvegliati da gendarmi governativi contro le incursioni dei ribelli. Ma secondo Conway la protezione concessa dal governo è del tutto insufficiente e l´anno scorso sono stati 40 i veicoli dell´Onu distrutti nei raid dei guerriglieri. Negli ultimi tre anni di violenze nella zona del Darfur ci sono stati complessivamente decine di migliaia di morti e oltre due milioni di rifugiati.